Trattamento delle cisti pilonidali

Trattamento delle Cisti pilonidali con Fistuloscopio – Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment (EpSiT)

La EPSiT è una tecnica video assistita per il trattamento chirurgico della malattia pilonidale sacro coccigea (chiamata comunemente con i nomi di cisti sacro coccigea o cisti pilonidale) e delle sue recidive.

Il significato di questa nuova tecnica mini-invasiva deriva dal concetto che, operando endoscopicamente e rimuovendo l’intera area infetta, si ottiene una completa guarigione mediante una o due piccole incisioni di circa mezzo centimetro di diametro sulla cute della regione interglutea, evitando ampie ferite chirurgiche e soprattutto lunghe e dolorose convalescenze.

La EPSiT ha sicuramente molti vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali, primo fra tutti la visione diretta e la mini-invasività. La visione garantisce la possibilità di individuare e distruggere tramiti secondari o cavità ascessuali non visibili con le tecniche tradizionali nonché la completa rimozione dei peli e dei loro follicoli (spesso non localizzati non solo nell’area pilonidale ma anche nel tessuto circostante).

La mini-invasività è testimoniata sia dal risultato estetico finale, neppure paragonabile con le tecniche tradizionali, sia dall’immediata ripresa delle normali occupazioni da parte del giovane paziente. Nel periodo postoperatorio non sono necessarie importanti medicazioni ma principalmente lavaggi scrupolosi della regione operata effettuabili dal paziente o da un familiare. Il dolore postoperatorio è assente nell’89% dei casi. Solo l’11% dei pazienti necessita di una terapia analgesica ma limitata al primo o al secondo giorno postoperatorio. La EPSiT è eseguita in regime di day surgery (il paziente viene ricoverato al mattino e dimesso nel pomeriggio).

 

Trattamento delle Fistole anali

Trattamento delle Fistole anali con Fistuloscopio – Video Assisted Anal Fistula Treatment (VAAFT)

La peculiarità della tecnica è che viene eseguita sotto visione diretta utilizzando una speciale ottica (fistuloscopio operativo) che viene introdotta nella fistola stessa e di un sistema video. Ciò consente di identificare l’orifizio interno della fistola, di chiuderlo ermeticamente e di curare la fistola stessa dal suo interno, seguendo passo-passo le fasi operatorie sul monitor.

La VAAFT viene eseguita in regime di day surgery, per cui il paziente viene dimesso il giorno stesso dell’intervento.

Principale vantaggio della tecnica è che trattando la fistola dall’interno, non è possibile provocare danni agli sfinteri. Questo nuovo modo di trattare la fistola complessa azzera il rischio di incontinenza postoperatoria che varia dal 10 al 30 % negli interventi tradizionali. Nella maggior parte dei casi il dolore postoperatorio è ben tollerato.

Manometria anale

La Manometria Anale Clinica rappresenta un esame strumentale che viene eseguito in associazione alla valutazione clinica proctologica in un paziente che riferisce sintomi di interesse proctologico. E’ un esame valutativo della capacità pressoria del complesso sfinterico anale durante le fasi funzionali di defecazione e continenza.
La principale innovazione di questa tecnica è rappresentata dalla semplicità di utilizzo di THD Anopress e la immediatezza nella rilevazione ed interpretazione dei dati fondamentali di uno studio pressorio del canale anale.
Il principale vantaggio di tale strumento è la caratterizzazione delle modificazioni pressorie sfinteriche sia da un punto di vista numerico sia morfologico, al fine di permettere una rapida distinzione tra un andamento pressorio fisiologico rispetto ad attività contrattili patologiche o predittive di una alterata funzione muscolare.

Principali applicazioni della Manometria Anale Clinica:

  • Incontinenza anale
  • Patologia del nervo pudendo
  • Ipertono sfinterico

Primavera, tempo di allergie

L’allergia è un comportamento anomalo del sistema immunitario che si verifica quando viene a contatto con sostanze solitamente innocue, davanti alle quali il sistema immunitario produce una reazione da ipersensibilità in forme diverse. Le malattie allergiche sono un problema molto frequente nella società odierna: si stima infatti che circa 3 persone su 10 ne siano affette. La primavera è la stagione che per eccellenza viene collegata comunemente a questo tipo di patologie, anche se non è l’unica. Le cause principali delle malattie allergiche sono certamente legate allo stile di vita e all’ambiente del nostro mondo “occidentale”: inquinamento, alimentazione e stress. Le popolazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo e con bassa frequenza di allergie accusano la nostra stessa incidenza in pochi anni quando migrano da noi. Come per tante altre malattie occorre una predisposizione genetica.
Sono malattie del sistema immunitario deputato di norma alla difesa dell’individuo dall’invasione di parassiti e vermi, quindi interessa le barriere cutanee e mucose. Nel paziente allergico l’organismo si difende da sostanze che sono solitamente innocue per il soggetto non allergico (polline, latte, uovo, grano, muffe, acari, farmaci, ecc.). Gli organi colpiti sono la pelle, le mucose del naso, i bronchi, la congiuntiva e tutta la mucosa della superficie intestinale a partire dalla bocca. I sintomi, quasi sempre caratterizzati da prurito, “parlano” il linguaggio dell’organo malato: per gli occhi, lacrimazione ed arrossamento; per il naso, scolo e chiusura; per i bronchi, tosse e catarro; per i polmoni, difficoltà di respiro e sibili; per la pelle, prurito, gonfiori ed arrossamenti; per l’intestino, edemi, gonfiori alla bocca, vomito, gonfiore e dolore addominali, diarrea e scarsa crescita nei bambini. Nel caso di allergia acutissima (shock anafilattico) la situazione può portare fino ad un collasso circolatorio.
Questi sintomi coinvolgono organi lontani tra di loro, come occhi, naso, intestino: come sospettarli indicatori di malattia allergica? Il lavoro dell’allergologo è soprattutto di tipo investigativo; la sua capacità diagnostica dipende dall’ascolto attivo del racconto del paziente, per questo la visita impegna molto tempo. Gli esami servono per confermare o escludere il sospetto.

Si possono classificare quattro tipologie di paziente allergico:

  • Il primo è quello allergico che non sa ancora di esserlo, ma che soffre in silenzio rischiando le complicanze: un esempio è il bambino con naso chiuso, russamento e starnuti frequenti in cui la scoperta dell’allergia avviene solo quando l’odontoiatra, per correggere una malocclusione dentaria, consiglia una visita allergologica. Un’altra complicanza è la riduzione dell’olfatto nel bambino a cui viene dato poco interesse, mentre per il suo sviluppo neurologico è importante. Altro esempio è l’allergia al glutine del tipo celiaco, diagnosticata occasionalmente o tardivamente per la sua multiforme presentazione, soprattutto nell’adulto.
  • Il secondo tipo è il paziente allergico che ha avuto una precedente, gravissima reazione a varie sostanze (alimenti, punture di insetti, farmaci, ecc.) che hanno messo a rischio la sua vita. Questo tipo di paziente solitamente ha una qualità di vita molto scadente perché terrorizzato dalla possibilità di incontrare l’allergene killer nascosto. Oggi in materia di cibo la legislazione regolamenta con attenzione la gestione degli allergeni a livello di ristorazione, attenuando le preoccupazioni di questi pazienti.
  • Il terzo tipo di paziente è quello passivo, ormai arreso, convinto che l’allergia sia ovunque, che colpisca tutti e che quindi ci si debba solo convivere: ad esempio alcune mamme, di fronte ad una diagnosi di allergia alla polvere di casa, sentono un ingiustificato senso di colpa per la gestione dell’igiene dell’ambiente domestico, mentre la causa vera va ricercata nella coibentazione e in altri fattori costruttivi della casa. Altri casi sono alcuni pazienti allergici al polline della primavera che gestiscono la malattia da soli con prodotti “da banco“, ritenuti privi di effetti collaterali, mentre in realtà alcuni sono più dannosi di quelli che necessitano di prescrizione medica. Purtroppo in questo gruppo ci sono anche molti asmatici, spesso adolescenti che si espongono a rischi consistenti.
  • Il quarto tipo, quello consapevole della propria allergia, la previene e la cura. Oggi è possibile diagnosticare o escludere un’allergia con molta precisione mediante Prick Test, Prick by Prick e ricerche su prelievo di sangue. Dal convenzionale RAST Test si può passare ad una ricerca più sofisticata degli anticorpi verso componenti singole molecolari degli alimenti. Ad esempio con questa diagnostica abbiamo individuato l’LTP (Lipid Transfer Protein), presente nel pelo della pesca e non solo, responsabile dell’allergia alla frutta. Recentemente si è scoperto che alcune reazioni allergiche, prima non riferibili a cause note, sono relative alla carne rossa solo nel caso in cui il paziente abbia subito precedenti e ripetute punture di zecca.

Allergie ed intolleranze
Dal punto di vista medico le allergie riguardano il sistema immunitario, mentre le intolleranze sono dovute a difetti di enzimi solitamente digestivi, anche se purtroppo questo termine viene utilizzato per qualsiasi avversione ad un determinato cibo o prodotto. Le forma più comune di vera intolleranza è quella al lattosio (Zucchero del latte) che si manifesta con dolore addominale, gonfiori e diarrea subito dopo l’assunzione di latte o latticini freschi. Oggi si sta delineando una nuova entità di intolleranza, la “Non Celiac Gluten Sensitivity”: non si tratta della ben conosciuta malattia celiaca, neppure di allergia al grano, ma di un’altra forma di malattia causata dal glutine. A questo proposito, è bene ricordare che interessi economici e moda “gluten free” di celebrità dello spettacolo hanno contribuito ad una vasta letteratura mediatica sull’argomento di fronte ad una scarsa documentazione scientifica. I sintomi di questa intolleranza sono prevalentemente sintomi intestinali nel 90% dei casi: dolore, gonfiore, diarrea con manifestazioni extraintestinali, stanchezza, cefalea e malessere generale. Questi sintomi insorgono tempestivamente dopo l’ingestione di alimenti contenenti glutine e altrettanto rapidamente scompaiono a dieta aglutinata. La diagnosi è clinica in seguito alla risposta relativa all’esclusione ed introduzione del glutine, in quanto non conosciamo nessun test diagnostico di laboratorio. Ovviamente la Non Celiac Gluten Sensitivity va differenziata dalla nota allergia al grano e dalla malattia celiaca.

 

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