Il centro di Rinologia di OPF

Il Centro di Rinologia di Ospedali Privati Forlì è in grado di fornire tutte le prestazioni diagnostiche e terapeutiche che concernono la patologia nasale. I medici dell’equipe otorino sono in grado di eseguire le principali tecniche chirurgiche per risolvere sia patologie funzionali che estetiche.

Fibroscopia, rinomanometria e citologia nasale

La fibroscopia nasale (esame ambulatoriale effettuato tramite un sottile tubicino dotato di telecamera che viene inserito nella cavità nasale) è un esame cardine nella pratica diagnostica otorinolaringoiatrica e viene eseguito nei pazienti di qualsiasi età, anche pediatrica, senza necessità di alcuna preparazione o anestesia. Questo esame permette una corretta visione delle fosse nasali sino al rinofaringe che dista sino a 8-10 cm dalla punta del naso. Solo eseguendo questo esame è possibile avere una valutazione completa del naso del paziente.

Altro esame utile è la rinomanometria. Respirando all’interno di una maschera nasale un apposito strumento riesce a calcolare i flussi respiratori di entrambe le narici e creare un grafico che indica in maniera oggettiva la reale capacità respiratoria nasale del paziente. Utilizzato anche in ambito medico-legale e assicurativo è uno dei pochi strumenti che permette di avere una valutazione oggettiva dei flussi aerei nasali. In ambito clinico permette di discriminare se il paziente ha esclusivamente un problema di turbinati o anche un problema di deviazione del setto nasale. Esame indolore della durata di circa 15 minuti.

Ultima arrivata, ma non meno importante, è la citologia nasale. Tale indagine diagnostica si esegue su uno striscio nasale eseguito con un piccolo cotton-fioc che non reca alcun fastidio al paziente visto che viene eseguito nella porzione anteriore del naso. Questo striscio viene posizionato su un vetrino dove si depositeranno alcune cellule presenti nel nostro naso. Una volta terminata la preparazione il vetrino verrà visionato con un microscopio e il medico valuterà quali tipi di cellule saranno presenti. In base alla presenza di determinate cellule si potrà correttamente diagnosticare da quale tipo di rinite è affetto il paziente. In questo modo si potrà prescrivere la terapia più indicata ai  pazienti.

In caso di soggetti con sintomi allergici sarà importante eseguire i prick test che con delle micropunture sull’avambraccio del paziente permetteranno di conoscere gli allergeni ai quali si è allergici (pollini, acari, peli di animali, ecc…)

Settoturbinoplastica, turbinoplastica, russamento/apnee notturne

L’intervento al setto nasale è uno degli interventi più comuni nel campo dell’otorinolaringoiatria. Negli ultimi anni la tecnologia e le tecniche chirurgiche hanno portato benefici sostanziali per i pazienti. Uno dei pregiudizi che spinge i pazienti a rifiutare l’intervento è che in passato tale intervento era doloroso, in particolare nel momento dello stamponamento. Attualmente l’intervento, che deve essere eseguito sempre in anestesia totale, ha una durata di circa 30 minuti per cui i postumi dell’anestesia sono assolutamente poco fastidiosi e il paziente può essere dimesso dopo circa 12-18 ore dall’intervento. Per quel che concerne le medicazioni utilizzate sono assolutamente atraumatiche. Le garze o i tamponi che venivano inserite nel naso sino a qualche anno fa non vengono più utilizzate mentre si inseriscono solo 2 splint di silicone che vengono rimossi assolutamente senza alcun dolore dopo circa 5/7 giorni. Grazie a questi splint di silicone, che hanno un piccolo tunnel, il paziente riesce a respirare con il naso nell’immediato post-operatorio per cui la sensazione di soffocamento che alcuni pazienti riferivano in passato non è più presente.

Per quel che riguarda la riduzione dei turbinati, la cosidetta turbinoplastica, la tecnologia è ancora più interessante. Tale intervento si avvale della tecnologia laser ed ultimamente anche delle radiofrequenze che permettono di eseguire la procedura senza dolore anche in anestesia locale con una blanda sedazione e senza alcuna medicazione endonasale nel post-operatorio. Il paziente, nel post-operatorio, avrà il naso leggermente chiuso e dovrà eseguire, come anche per la settoplastica, dei lavaggi nasali con soluzione fisiologica e utilizzare delle gocce o spray oleosi che faciliteranno la guarigione della mucosa trattata.

Interventi ai turbinati con radiofrequenze possono essere associati anche con la sleep endoscopy (endoscopia nel sonno) che è un esame fondamentale nei pazienti russatori e con apnee notturne. Tale indagine ha il compito di studiare l’intero tratto respiratorio dal naso al laringe, di individuare le sedi di ostruzione (distretti nasale, rinofaringeo, retropalatale, orofaringeo, ipofaringeo) nonché di definirne entità e causa. Tale esame è eseguito in sala operatoria dallo specialista otorino con l’aiuto dell’anestesista che tramite un farmaco endovena  addormenta il paziente per 15 minuti in modo da valutare le sedi di ostruzioni durante il sonno.

Per l’OSAS la terapia principale è la CPAP (pressione positiva continua delle vie aeree) che consiste in un piccolo compressore che tramite una maschera nasale eroga pressione positiva sulle vie aeree per non farle collassare durante il sonno. Respirare bene con il naso, eventualmente solo con la turbinoplastica, permette di utilizzare più facilmente questa terapia.

Rinosinusiti

La rinosinusite altro non è che l’infiammazione dei seni paranasali, ossia di quelle cavità pneumatiche del massiccio facciale che servono per alleggerire il peso del cranio, che può verificarsi per motivi congeniti, come la conformazione delle ossa del cranio, la presenza di allergie a pollini, acari e peli di animali o per deviazione del setto nasale o ipertrofia dei turbinati. Non si tratta, quindi, di un fenomeno esclusivo della stagione invernale, ma di un disturbo che, nel suo complesso, colpisce circa il 15% della popolazione durante tutto l’anno.

Nel caso in cui l’infiammazione non sia riconducibile a una rinite virale, ma si cronicizzi, una visita specialistica presso un otorinolaringoiatra permette di avere una diagnosi differenziale e di risalire alle cause della patologia. Per fare questo, spesso si richiede anche un accertamento diagnostico, come la TC del massiccio facciale (tecnica radiologica che attualmente si caratterizza per un ridotto apporto di radiazioni) e la fibroscopia nasale (esame ambulatoriale effettuato tramite un sottile tubicino dotato di telecamera che viene inserito nella cavità nasale). Con queste due indagini, si possono indagare le caratteristiche anatomiche del naso e si determina l’approccio terapeutico più indicato che, in una prima fase, nella maggior parte dei casi prevede antibioticoterapia ed aerosolterapia utilizzando docce micronizzate a base di cortisone che agisce come antinfiammatorio locale, favorendo la riduzione del gonfiore della mucosa nasale. Con queste ultime, in particolare, si è in grado di agire in maniera efficace direttamente sulle cavità nasali, concentrando l’azione del farmaco inalato sulle cavità nasali e paranasali ed evitandone la diffusione ai polmoni.

Quando le terapie mediche non riescono a risolvere lo stato infiammatorio in maniera definitiva, allora è opportuno valutare l’opzione dell’intervento. Oggi la soluzione per le sinusiti croniche, che siano associate a polipi nasali o meno, è la chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali, chiamata FESS (Functional Endoscopic Sinus Surgery). Questa tecnica chirurgica mininvasiva utilizza ottiche endoscopiche, videocamere e strumenti dedicati con cui è possibile intervenire con grande precisione in spazi e superfici anche molto ridotti. Nel dettaglio, essa permette di rimuovere le secrezioni accumulate nelle cavità, le lamelle ossee che possono ostruire il normale flusso dell’aria e anche eventuali polipi. In questo modo vengono allargati gli spazi tra naso e cavità paranasali e viene ripristinato un corretto flusso dell’aria che permetterà la guarigione della sinusite. Dopo questo intervento il beneficio è immediato e il paziente avverte già dalle prime settimane la sensazione di avere il “naso libero”.

L’intervento, che si effettua introducendo l’endoscopio tramite le cavità nasali senza alcun taglio della cute, viene solitamente eseguito in anestesia generale, ha una durata di circa 60 minuti e prevede un ricovero di 1 o 2 giorni. L’opzione endoscopica consente tempi di recupero rapidi ed un minor disagio per il paziente, oltre all’assenza di cicatrici visibili sul volto. Al termine dell’intervento per far fronte a un leggero fisiologico sanguinamento, di solito limitato ai primi due giorni post-operatori, vengono applicati tamponi riassorbibili e medicazioni che non procurano fastidio al momento della loro rimozione. Fortunatamente non sono più previsti i tamponi di qualche anno fa che provocavano forte disagio al paziente. Anche gli antidolorifici vengono utilizzati solo in casi sporadici grazie alle nuove tecnologie e al minor trauma provocato dalla procedura. I successivi controlli endoscopici ambulatoriali con lo specialista, che si effettuano a distanza di 1 e 6 mesi, verificano la riuscita dell’intervento e il ripristino della completa funzionalità aerea nasale.

Rinoplastiche

Per quel che concerne la chirurgia estetica in otorinolaringoiatria la procedura più eseguita è senza dubbio la rinoplastica. La rinoplastica è una correzione estetica della piramide nasale. Attualmente la filosofia di tale intervento è rendere più armoniosa la piramide nasale cercando di mantenere il naso il più naturale possibile. Il chirurgo, dopo un lungo colloquio con il paziente, illustra al paziente varie proposte con elaborazioni fotografiche ed insieme si decide su come procedere. L’intervento, che si esegue quasi sempre in anestesia totale, richiede mediamente una ospedalizzazione di 24 ore. Quando necessario si associa la settoplastica perché va sempre considerato anche l’aspetto funzionale garantendo la miglior respirazione possibile al paziente.

Dormire meglio? Oggi si può!

Nonostante si tratti di un campo di studi relativamente recente (si è iniziato a sviluppare sul piano clinico a partire dalla seconda metà degli Anni ’80 del secolo scorso), la medicina del sonno ha acquisito negli anni notevole importanza, in quanto consente di trattare un insieme di problematiche che spesso hanno un forte impatto sulla salute e sulla qualità della vita dell’individuo; questo infatti risulta gravato da sintomi impegnativi, gravi comorbosità e, molto spesso, maggiore mortalità, oltre a necessitare di sempre maggiore assistenza sanitaria e sociale.

I disturbi del sonno sono oltre 90 secondo la classificazione internazionale, ma tra questi, quello prevalente nella popolazione è la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA): recentissimi ed attendibili dati epidemiologici hanno documentato che un’OSA di gravità tale da richiedere provvedimenti terapeutici specifici è presente nel 49% dei maschi e nel 24% delle donne di età 35-70 anni. Si tratta di una sindrome causata dall’ostruzione, parziale (in questo caso, si parla di ipopnee) o completa (apnee), delle vie aeree superiori, con eventi ostruttivi che hanno una durata minima di 10 secondi (ma spesso superano il minuto).

È ormai confermato da tempo il rapporto causale tra questa sindrome e patologie come ipertensione arteriosa, malattia coronarica, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, stroke, diabete mellito tipo II, insufficienza renale e broncopneumopatia cronica ostruttiva.

L’obesità e un indice di massa corporea elevato sono inoltre i più importanti fattori di rischio che predispongono all’OSA. Altri sono: una particolare conformazione del collo (corto e grosso), l’età avanzata, il sesso maschile, la menopausa, il russamento, l’eccesso di sonnolenza diurna e un sonno non riposante. Inoltre, se è accertato che l’OSA causa malattie cardiovascolari e metaboliche, è altrettanto noto che è molto frequente nei pazienti con malattie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, aritmie come fibrillazione atriale, cardiopatia ischemica cronica, scompenso cardiaco, precedenti di ictus o TIA); ma anche con disordini metabolici (in particolare, diabete mellito tipo II) e con insufficienza renale cronica.

Per questi motivi, nel Centro di Medicina del Sonno sorto a Villa Igea e dedicato specificatamente all’individuazione e alla cura di questi disturbi (ed in particolare dell’OSA), si interviene attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge differenti specialisti del Gruppo: pneumologi, otorinolaringoiatri, neurologi, cardiologi, endocrinologi e nutrizionisti.

Accedendo al Centro, l’utente viene preso in carico secondo un percorso che prevede una fase diagnostica, seguita da una terapeutica e una di follow-up. La prima prende il via da una visita specialistica pneumologica o otorinolaringoiatrica con una endoscopia delle prime vie aeree, che solitamente affianca ad un esame obiettivo un colloquio ipnologico; a questa fa seguito l’indicazione di accertamenti strumentali, come la poligrafia respiratoria notturna (PM), che consiste nella misurazione dei parametri cardiorespiratori (russamento, flusso aereo, livello di ossigeno nel sangue, frequenza cardiaca, mobilità respiratoria toracica e addominale, postura nel sonno), o la polisonnografia (PSG), che consiste nella misurazione anche dell’attività elettroencefalografica (EEG), con sensori posizionati sullo scalpo, agli angoli degli occhi e sotto il mento. In entrambi i casi, si tratta di esami non invasivi, eseguiti di norma al domicilio del paziente durante il sonno e molto ben tollerati. Gli accertamenti sono vari, in casi selezionati può essere necessario eseguire anche test funzionali pneumologici (prove di funzionalità respiratoria ed emogasanalisi), valutazione neurologica, cardiologica (ECG ed altri accertamenti strumentali cardiologici) ed internistico/endocrinologica/nutrizionale. I risultati di questi accertamenti consentono allo specialista di procedere con indicazioni terapeutiche, consigli per un’adeguata igiene del sonno ed eventuali successivi controlli clinici.

Per quanto riguarda le terapie, oggi esistono possibilità efficaci per ogni livello di gravità dell’OSA, ma soprattutto è possibile proporle in modo personalizzato sulle necessità ed aspettative del paziente. Tra le opzioni, non raramente usate in modo associato o sequenziale, figurano terapie comportamentali con modifica degli stili di vita, dieta e counseling nutrizionale, a cui può affiancarsi anche una terapia mio funzionale, con esercizi da eseguire con regolarità a domicilio per migliorare il tono dei muscoli delle vie aeree superiori. Molto semplici e a basso costo sono anche le terapie posizionali, che si basano sull’adozione di dispositivi ad alta tecnologia atti a dissuadere dalla posizione supina nel sonno, che rappresenta la causa del problema per circa 2 pazienti OSA su 4. È possibile inoltre ricorrere ad una terapia ortodontica, attraverso l’utilizzo nel sonno di dispositivi intraorali, come specifici byte su misura per le apnee; ma anche all’adozione di piccoli e silenziosi ventilatori meccanici (CPAP, Continuous Positive Airway Pressure), che, se da una parte garantiscono un’efficacia nella risoluzione del problema vicina al 100%, dall’altra non sono però tollerati da tutti i pazienti a cui vengono proposti.

Infine, è possibile valutare il ricorso a trattamenti chirurgici delle vie aeree superiori. In tutti i casi, la terapia viene seguita passo passo dal team di specialisti del Centro di Medicina del Sonno con incontri di follow-up per verificare e tenere monitorati i risultati degli specifici interventi.

La salute dell’apparato digerente

Mangiare è per molti una fonte di piacere. Non solo il gusto è appagato, ma lo è pure il nostro desiderio di socialità. Eppure sempre più persone soffrono di fastidi legati all’alimentazione, quali il reflusso acido, l’alito pesante, il bruciore di stomaco, il fegato grasso, la calcolosi biliare, il gonfiore addominale, le alterate funzioni intestinali, i diverticoli, senza dimenticare la celiachia e le allergie e intolleranze alimentari.

Spesso pensiamo di curare questi disturbi con pastiglie e compresse che risolvono poco se, al tempo stesso, non cambiamo dieta e stile di vita. «Occorrono» scrive Ricca Rosellini «una crescente consapevolezza delle necessità del nostro apparato digerente e una conoscenza più approfondita degli alimenti di cui ci nutriamo. Soltanto così riusciremo a limitare il consumo di cibi “pericolosi”, quali fritture, formaggi stagionati, carni rosse, insaccati, bibite zuccherate, cibi conservati o in scatola, dolci, alcol, caffè, privilegiando i cereali integrali, la verdura, i legumi e la frutta».

È disponibile in libreria e online il “Il grande libro per la salute di stomaco, fegato e intestino” (Edizioni L’Età dell’Acquario, 2021) di Salvatore Ricca Rosellini.

Seguendo le indicazioni di questo manuale – frammiste a note storiche, vicende cliniche e missioni umanitarie – sarà facile per chiunque scegliere il cibo più adatto, organizzare al meglio i pasti della giornata, abbandonare sedentarietà e fumo, a tutto vantaggio della salute. Inoltre, comprenderemo meglio i vantaggi o i rischi rappresentati dal consumo di latticini o glutine, valuteremo correttamente l’alimentazione vegetariana e impareremo a fare l’uso migliore dei prodotti d’erboristeria e della fitoterapia.

Apnee del sonno: un test per calcolare il livello di rischio

Vuoi scoprire in pochi passi se sei un soggetto che può potenzialmente soffrire di apnee nel sonno?

Seguici:

 

· Collo: calcola 4 punti se hai la circonferenza del collo superiore a 40 cm.

· Peso: aggiungi 3 punti se sei in sovrappeso; 5 punti se sei obeso

· Russamento: aggiungi 2 punti se russi

· Età: aggiungi 4 punti sei hai più di 55 anni

· Sesso: aggiungi 2 punti se sei un maschio.

 

Fatto?

Con un punteggio fra 0 e 8 la probabilità di avere apnee nel sonno è bassa (ma non nulla).

Con un punteggio superiore a 8 la probabilità di soffrire di apnee nel sonno è alta.