Malattia venosa cronica dalle semplici varici alle complicanze trombotiche

Un terzo della popolazione adulta presenta disturbi venosi che si possono manifestare con la semplice presenza di teleangectasie – più comunemente chiamate capillari – e varici fino a quadri molto più importanti come edemi, ossia gonfiori degli arti inferiori, ulcere venose e complicanze trombotiche del sistema venoso profondo e/o superficiale.

In Italia si stima che siano affetti da tali patologie il 33% delle donne e il 20% degli uomini.

A disposizione del flebologo ci sono innumerevoli strumenti terapeutici per un trattamento ottimale del paziente affetto da malattie delle vene.

Le cause e i fattori di rischio di tali patologie sono rappresentati dalla predisposizione familiare, che comporta una debolezza congenita delle vene, dal sovrappeso e dall’obesità, dalla sedentarietà e da determinati lavori che richiedono la posizione in piedi prolungata magari vicino a fonti di calore (parrucchieri, commessi, cuochi, fornai, ecc), l’immobilità a letto prolungata per interventi chirurgici o ricoveri ospedalieri, fattori ormonali come la gravidanza e l’uso di contraccettivi orali.

I sintomi possono essere: un senso di pesantezza e stanchezza agli arti inferiori con peggioramento serale e durante il periodo estivo, bruciori e prurito, veri e propri dolori diffusi, gonfiori alle caviglie e alle gambe con crampi notturni.

 Tutti questi disturbi possono portare ad alterazioni della qualità della vita con difficoltà a camminare e salire le scale, disturbi di carattere psicologico come una certa riluttanza a uscire di casa per le conseguenze estetiche della malattia, difficoltà nello svolgere le comuni attività sociali e avere un buon  riposo notturno per l’irrequietezza delle gambe.

I primi segni della malattia sono rappresentati dalla comparsa dei capillari e delle vene varicose cioè le vene bluastre, dilatate e tortuose delle gambe. Negli stadi più avanzati compaiono gonfiori alle caviglie e alle gambe, alterazioni trofiche della cute che diventa lucida, arrossata con dermatiti, eczemi fino alla comparsa delle ulcere venose (ferite croniche della cute con difficoltà alla guarigione).

Le complicanze più importanti sono rappresentate dalla trombosi venosa profonda, superficiale e dall’embolia polmonare.

Alla comparsa di questi sintomi in primo luogo è necessario informare il proprio medico curante ed eseguire una visita specialistica   angiologica-flebologica.

Per una corretta diagnosi è importante sottoporsi a un esame strumentale ripetibile e indolore chiamato ECOCOLORDOPPLER DEGLI  ARTI INFERIORI.

Con questo esame si può valutare la morfologia e la funzione del circolo venoso, e ottenere dati importanti per fornire al paziente il miglior trattamento delle vene varicose; in più si possono escludere le complicanze trombotiche venose profonde e superficiali.

La trombosi venosa è l’ostruzione di un vaso venoso da parte di un coagulo che può interessare sia il circolo venoso profondo sia quello superficiale.

 La trombosi venosa profonda è una patologia seria, pericolosa, che colpisce circa due pazienti ogni 1000 abitanti/anno e che richiede un trattamento precoce di tipo anticoagulante con eparine a basso peso molecolare, con anticoagulanti orali come il coumadin o con i nuovi anticoagulanti orali.

Può essere ‘’idiopatica’’, quando insorge senza una causa apparente, ma anche ’’secondaria’’ a interventi chirurgici, ad allettamenti ospedalieri, a patologie oncologiche, alla gravidanza ed all’uso di contraccettivi orali.

Esistono delle persone che hanno una predisposizione genetica a sviluppare le trombosi venose: questi pazienti sono definiti soggetti trombofilici.

Esistono nuovi anticoagulanti per la terapia della trombosi venosa profonda, che rispetto al coumadin sono somministrati, sempre per via orale, ma a dosaggio fisso, hanno una breve emi- vita, non richiedono il monitoraggio di laboratorio, cioè non è necessario fare esami del sangue periodici per verificare l’efficacia del trattamento ed hanno limitate od assenti interazioni con i farmaci e/o con il cibo.

Sono generalmente somministrati direttamente, come primo e singolo approccio nella terapia della trombosi venosa senza essere preceduti dalla somministrazione di eparina.

La trombosi venosa superficiale è dovuta alla formazione di un coagulo nelle vene superficiali del sistema venoso (vene meno importanti, dove passa solo il 6-7% del sangue di ritorno al cuore) ed è ovviamente meno grave della trombosi venosa profonda ma necessita sempre di una diagnosi precoce e di un trattamento con eparina a basso peso molecolare perché nel 13-17% dei casi può estendersi al sistema venoso profondo e causare un’embolia polmonare.

Le varici e l’insufficienza venosa sono trattate sia con ’’farmaci’’ (principalmente estratti vegetali come il meliloto, la rutina, il ginko biloba, gli anticianosidi del mirtillo, l’ippocastano, l’hamamelis e la diosmina) con la terapia compressiva (uso di calze elastiche) e con la scleroterapia (iniezione di un farmaco all’interno del vaso venoso capace di ridurne il calibro fino a farlo scomparire usata sia per la terapia dei capillari e, grazie all’ausilio dell’ ecocolordoppler, delle vene safene).

Molto importanti sono le tecniche chirurgiche: la chirurgia tradizionale, come lo stripping safenico, la chirurgia emodinamica, come lo CHIVA e le terapie chirurgiche endovascolari (come il laser, la termoablazione con radiofrequenza e il laser senza anestesia)

Nei paesi anglosassoni e principalmente negli Stati Uniti d’America il 95% delle vene varicose è trattato con tecniche chirurgiche endovascolari minimamente invasive che non richiedono un periodo prolungato di recupero post-operatorio: infatti, dopo l’intervento il paziente è rapidamente domiciliato e può riprendere precocemente le normali attività lavorative e di vita quotidiana. A Villa Igea i pazienti, con vene varicose, possono essere curati con questi moderni interventi endovascolari come l’ablazione termica con radiofrequenza metodo Venefit ed il Laser.

L’ablazione termica con radiofrequenza è un trattamento innovativo e poco invasivo. Con  l’aiuto  della  visualizzazione ecografica s’inserisce, all’interno della vena, la sonda della radiofrequenza, che irradia energia termica fino a determinarne la chiusura della vena per tutta la sua lunghezza.

E’ una procedura che si effettua in anestesia locale ed il paziente, dopo il trattamento e dopo aver indossato una calza elastica compressiva, torna a casa e può riprendere rapidamente le normali attività lavorative.

 

 

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