Fusion biopsy, per uno screening più efficace dell’apparato urinario

16 Aprile, 2019

Tra gli ambiti di applicazione più interessanti e innovativi offerti dalla nuova generazione di apparecchiature per la risonanza magnetica nucleare ad alto campo, come quella in dotazione a Ospedali Privati Forlì (e nello specifico al servizio di diagnostica di Villa Serena), figura indubbiamente la fusion biopsy, una nuova tecnica che consente di affinare lo screening dell’apparato urinario, con particolare interesse nei confronti della diagnosi del tumore alla prostata, permettendo di intervenire in modo più preciso ed efficace.

Questa metodologia si basa sulla combinazione delle immagini della risonanza magnetica multiparametrica con quelle di un ecografo 3D: la zona segnalata come sospetta dalla RM, dopo la fusione d’immagine con l’ecografia, compare così come un bersaglio, verso il quale si simula il tragitto della biopsia, eventualmente modificandolo all’occorrenza e registrando ogni singolo step. L’operatore può in questo modo indirizzarsi verso il punto preciso da esaminare, escludendo altre zone, e individuare con elevata precisione anche il volume di un eventuale tumore.

Tra i principali vantaggi rispetto alla biopsia ecoguidata standard, non solo si osserva una riduzione dei prelievi prostatici e dei casi falsi-negativi, ma con la fusion biopsy si evitano anche le più comuni complicanze da biopsia transrettale, quali sangue nelle urine, nel liquido seminale e nel retto; ma anche infezioni urinarie dovute al potenziale passaggio di germi dal retto alla prostata e prostatiti acute. Trattandosi di una tecnica di indagine di secondo livello, l’indicazione di questo screening spetta al medico di medicina generale o allo specialista.

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