Un approccio per il trattamento di un sistema complesso

Nella vita di tutti i giorni diamo per scontato che la funzionalità della mano e delle articolazioni connesse sia sempre efficiente, in realtà dobbiamo imparare a prendercene cura e a preservarne la salute.

Quello che vede al centro la mano è un sistema complesso, che è più corretto chiamare dell’arto superiore, in quanto è strettamente connesso con il polso,  l’avambraccio, il gomito fino ad arrivare alla spalla.

Grazie alla sofisticata complessità anatomica che comprende ossa, articolazioni, legamenti, tendini, nervi e vasi in spazi ridotti ed in stretto rapporto di vicinanza, la mano ed il polso consentono all’uomo la totale interazione con il mondo materiale e sensoriale. Pertanto, una patologia di qualsiasi natura che interessi una anche una singola  parte dell’arto superiore, può successivamente coinvolgere anche le altre parti, provocando molteplici lesioni. Proprio per questo oggi è indispensabile un approccio che guardi all’arto superiore ad ampio spettro.

Lo vediamo, ad esempio, in relazione ad attività manuali usuranti, come i lavori domestici, che obbligano la mano ad utilizzi abnormi ed a sovraccarico, oppure anche in cucina e nelle quotidiane pulizie di casa. Parliamo di gesti abituali, come lo stringere un oggetto oppure effettuare un movimento rotatorio. Gli effetti sono ancora  più accentuati in caso di professioni logoranti come quelle di operai, muratori o metalmeccanici.

In generale, in tutte queste situazioni è difficile mettere in atto dei comportamenti di prevenzione: il ricorso a protezioni o ad utensili o strumenti personalizzati potrebbe essere un aiuto, ma non sempre rappresenta una soluzione perseguibile. Rispetto a questo tipo di attività, infatti, occorrerebbe intervenire sin dall’inizio, proprio per evitare che effetti irreversibili si manifestino nel lungo termine, senza sottovalutare disturbi di lieve entità che rischiano di determinare effetti importanti. Per questo nel caso dell’arto superiore siamo soliti parlare di una vera e propria catena cinetica unica, dove un’affezione che riguarda uno di queste parti, in realtà finisce con il coinvolgere anche le altre.

Se pensiamo alla sindrome del tunnel carpale – una delle patologie più diffuse – possiamo capire quanto l’esperienza del paziente, le abitudini e lo stile di vita influiscono sulla salute di ossa, articolazioni e muscoli della mano.

Bisogna partire dal presupposto che alla base di ogni diagnosi corretta c’è un ascolto attento del paziente, un’analisi accurata dei sintomi che indirizzano in modo inequivocabile verso la diagnosi, la quale trova una conferma nella diagnostica. Per questo il tunnel carpale non è deducibile semplicemente da un’elettromiografia, ma trova riscontro in un quadro clinico completo. A volte infatti, possiamo trovarci davanti a situazioni in cui esso rappresenta un preludio, o meglio, l’espressione di disturbi più insidiosi ed anche più “nascosti”. Può verificarsi ad esempio che il referto di un’indagine strumentale rilevi un problema di tunnel carpale, ma che si tratti di una patologia che nasce in zone  diverse, per questo l’intervento non è risolutivo, in quanto non agisce sulla causa profonda del problema, che va ricercata in situazioni artrosiche, problemi ai tendini o ai legamenti o anche in cisti ossee.

Anche “l’equazione” formicolio alle dita = tunnel carpale da affrontare con un approccio chirurgico è oramai superata ed alla tecnica va sempre anteposta l’esperienza del paziente.

In caso di un infortunio ed, eventualmente, anche di un intervento chirurgico, è importante un percorso di riabilitazione personalizzato e costantemente monitorato per un recupero ottimale della mobilità e dell’attività dell’arto.

È assai frequente ricorrere in un infortunio che interessi l’arto superiore e può capitare nelle situazioni più varie; molto spesso, il trauma passa addirittura inosservato e non se ne avrebbe traccia se non fosse per le lesioni nascoste che evolvono nel tempo e che si palesano a distanza anche di qualche mese, generando danni importanti nel medio-lungo termine.

Ogni lesione che comporta un’immobiliz- zazione, un intervento o comunque una perdita della funzione per un  periodo  più o meno prolungato, implica anche la perdita di un equilibrio funzionale che va recuperato attraverso un percorso perso- nalizzato.

In circostanze come queste, a determina- re un recupero ottimale è senza dubbio una precisa e perfetta gestione del post operatorio attraverso programmi di re- cupero mirati, in assenza dei quali c’è   il  rischio persino di vanificare l’esito dell’intervento. Se è vero che la terapia, intesa come rieducazione della zona operata, è importante tanto quanto la chirurgia, que- sto si conferma ancora di più nel caso della mano e dell’arto superiore, dal momento che le complicazioni che possono intervenire sono decisamente più numerose, proprio perché ci troviamo di fronte ad un sistema complesso e sofisticato, preposto a migliaia di movimenti ed attitudini.

Il programma rieducativo viene individuato necessariamente in collaborazione con il fisiatra ed il fisioterapista e presuppone di trattare l’arto nella sua globalità. È sin dall’attività in sala operatoria che il chirurgo traccia il percorso di recupero, che prevede verifiche costanti poiché, proprio a causa della complessità anatomica di questi distretti, si può incorrere in errori di esecuzione e di impostazione del programma, che spesso determinano un recupero solo parziale ed un risultato inferiore alle aspettative.

Indipendentemente dal fatto di aver subito un intervento o un trauma, lo scopo è quello di  ripristinare  tutte  le  funzioni alla mobilità attiva di un arto, quali la forza muscolare, lo scorrimento dei tendini, la mobilizzazione delle articolazioni, il recupero della forza e delle attitudini   al movimento stesso. Ad esempio la sola mobilizzazione di un’articolazione, senza associare un programma di rinforzo muscolare, non è sufficiente a restituire una funzione ottimale.

Villa Serena è attrezzata per prendere in carico tutte le problematiche dell’arto superiore, che affrontiamo di volta in   volta con un approccio traumatologico, o con quello della chirurgia elettiva (in particola- re in presenza di postumi), ma anche ortopedico, neurologico, tendineo, articolare e vascolare.

Una visione integrata tra medico e tecnico sanitario nell’analisi degli esami diagnostici permette uno studio comparato delle immagini, indispensabile per giungere ad una valutazione che le interpreti in funzione dell’esperienza e dei disturbi del paziente, e non come fini a se stesse.

Oggi, grazie al contributo della ricerca scientifica e tecnologica ed allo sviluppo   di   apparecchiature  all’avanguardia, si possono ottenere importanti risultati a livello chirurgico.

Il trattamento dell’arto superiore può ricevere un contributo assai significativo dai risultati della ricerca medico-scientifica, in particolare da sistemi impiantabili che permettano di ripristinare appieno una funzionalità che sia stata compromessa.

Con quanto a disposizione oggi, una diagnosi corretta e tempestiva è fondamentale per la risoluzione dei problemi di natura traumatica, ma non solo, a danno della mano e dell’arto superiore:è  indispensabile  quindi la capacità di intervenire prontamente, per non lasciare spazio a degenerazioni, anche attraverso l’approccio chirurgico, in particolare con le metodiche moderne come l’artroscopia applicata al polso o al gomito o la microchirurgia ricostruttiva, con le quali si ottengono ottimi risultati nell’ottica di salvare la funzione dell’arto o comunque di evitare l’insorgere di limiti invalidanti la vita quotidiana.

Il dottor Marco Esposito, medico chirurgo specialista in Ortopedia e traumatologia, a Villa Serena è il punto di riferimento per pazienti con patologie, disturbi e malattie che colpiscono l’arto superiore, in particolare la mano ed il polso;  a lui si rivolgono per visite specialistiche e per tutte le prestazioni ambulatoriali, oltre che per interventi chirurgici e percorsi postoperatori e/o riabilitativi.